
Ciao amici!
Oggi vi voglio svelare un segreto. Da piccolo, quando la nonna mi metteva in punizione legandomi su una sedia in soffitta per pomeriggi interi, non sapevo mai cosa fare per far passare il tempo. Così iniziavo a fantasticare delle storie fichissime, dove io ero l’eroe che liberava la bella di turno oppure salvava il mondo da un disastro nucleare. Poi arrivava la nonna che, con un paio di nocchini assestati bene dietro la nuca, mi riconduceva alla realtà.
Ma da allora ho iniziato a coltivare un desiderio segreto: diventare uno scrittore.
Quando lo confidai alla nonna, lei mi disse che mi avrebbe asportato il fegato se le avessi di nuovo rivolto la parola per simili cazzate. Ma la mia passione cresceva di giorno in giorno, e così mi misi sotto a scrivere: racconti brevi, storie per fumetti, sceneggiature per fotoromanzi.
Un giorno convinsi Sercio a mettere in scena una mia pièce teatrale dal titolo “My best friend, Cappuccetto Rosso”, e mi feci prestare i suoi furetti da combattimento. Mio cugino mi fece un prezzo di favore (grazie Sercio! T.V.B.! Domani ti porto la settantaquattresima rata!) ed io iniziai subito a provare con i miei nuovi attori: bastavano dei tranci di rosticciana a motivarli.
Lavorammo sodo per un mese intero, e quando arrivammo alla sera della prima – Yuppies! – non stavo più nella pelle. Anche i ragazzi erano adrenalinici…

Stava andando tutto bene, quando all’inizio del terzo atto, “Cappuccetto” fu colto da un eccesso di ira ed iniziò ad azzuffarsi in scena con gli altri attori… la situazione degenerò, nella rissa venne sfasciata tutta la scenografia e due della compagnia si dettero alla macchia. Io fui dunque costretto a sospendere la performance e a rimborsare i quattro biglietti venduti.
Quella notte, tra le lacrime, decisi che da grande avrei fatto la cavia per la sperimentazione dei farmaci.
Ciao a tutti.